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Nathan Howard
Nathan Howard

Fiabe Italiane Raccolte E Trascritte Da Italo C...


Fiabe italiane zo un dastumad kontadennoù pobl italianek graet gant Italo Calvino hag embannet e 1956 en dastumad "I millenni" gant an ti-embann Einaudi. Met hemañ eo an titl gwirion en e hed: Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino.




Fiabe italiane raccolte e trascritte da Italo C...


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Fiabe italianeAutoreItalo CalvinoAnno1956Lingua originaleItalianoNumero di racconti200Fiabe italiane è una raccolta di fiabe di Italo Calvino pubblicata nel 1956. Il titolo completo è Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino.


Calvino ha avviato il progetto nel 1954, influenzato dall'opera Morfologia del racconto di fate di Vladimir Propp. Per la composizione delle fiabe ha usato le diverse versioni già raccolte in dialetto dai folcloristi in tutta Italia, scegliendone una o unendo elementi di più versioni, inserendo alcune modifiche personali dove ritenuto opportuno. Nelle note in appendice Calvino ha annotato le sue osservazioni su ogni fiaba della raccolta, ipotizzandone l'origine e riportando le fonti, gli interventi personali effettuati per rendere le storie più leggibili o per questioni di logica, e le versioni alternative di altri autori italiani e stranieri.


Le Fiabe italiane sono 200 e appartengono alla tradizione popolare degli ultimi centocinquanta anni. Questo è stato il primo tentativo di presentare la tradizione fiabesca italiana in un'unica raccolta, piuttosto in ritardo rispetto al lavoro dei Grimm, Afanas'ev o altri in Europa. In Italia c'erano già state raccolte precedenti, ma non tutte in lingua italiana e tutte relative solo a determinate aree italiane. Alcune fiabe italiane erano state raccolte solo in dialetto, francese o tedesco: Calvino ne ha fatto una semplice traduzione o rielaborazione.


D' ORA in poi sarò io a descrivere le città e tu verificherai se esistono e se sono come io le ho pensate. Comincerò a chiederti di una città a scale, esposta a scirocco, su un golfo a mezzaluna. A scrivere è Italo Calvino, a leggere l' esercito dei calvinodipendenti (la citazione viene da Le città invisibili ). Ma, in quell' esercito, c' è un lettore particolare: si chiama Lele Luzzati e si mette a disegnare la città a scale, che poi è la sua, la nostra. Poi, quando la sorte (nelle vesti, in questo caso, di Giulio Einaudi) gli chiede di illustrare Il visconte dimezzato ne verrà fuori un' opera unica nel suo genere, un Visconte che sembra uscito dall' Opera dei Pupi, dimezzato verticalmente, metà in bianco e nero (ma Luzzati, strizzando gli occhi, avrebbe detto "grigino su grigio")e metàa colori,i toni dell' azzurro e quelli del giallo. C' è il Visconte, c' è il Principe granchio, c' è l' Uccel belverde, ci sono Belmiele, Belsole e Cicco Petrillo, valanghe di fiabe italiane raccolte e trascritte da Calvino e disegnate da Luzzati nella mostra che verrà inaugurata domani al Museo Luzzati di Porta Siberia. Ma attenzione a non definirla "mostra": Sergio Noberini, anima del museo e curatore dell' evento, parla di progetto: Attorno ai due maestri liguri, la cui arte viene riconosciuta a livello internazionale, ruoteranno diversi eventi: la mostra delle illustrazioni che Emanuele Luzzati ha realizzato peri libri di Calvino, le raffigurazioni luzzatiane di città e la mostra di sculture ispirate allo stile Luzzati che il giovane artista Michele Fabbricatore dedica proprio al romanzo di Calvino. La mostra apre domani (e chiude il 13 marzo) ma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha potuto assaporarla in anteprima: Con il recupero e la reinterpretazione della tradizione magica e favolistica queste due personalità del Novecento italiano hanno saputo fornire un importante contributo di originalità e fantasia. Così il progetto si chiama Le fiabe e le città ma avrebbe potuto chiamarsi anche La fantasia al potere". Ecco "Diomira, città con sessanta cupole d' argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d' oro che canta ogni mattina su una torre" (e siamo sempre nelle Città invisibili) ed ecco i disegni realizzati tra il ' 45 e il ' 50 da un giovane Luzzati, reduce dall' esilio svizzero, che torna nella città liberata e, finalmente, la butta sul foglio, dal vero. A parte pochi amici, nessuno li aveva mai visti, in precedenza. Completano il progetto due "chicche" da non perdere: il film di animazione realizzato da Luigi Berio con i disegni di Luzzati (si chiama Genova sinfonia della città, ovviamente si ispira a Calvuino) e il documentario L' isola di Calvino: dal suo compagno di banco Eugenio Scalfari al suo giardiniere Libereso Guglielmi, dal suo amico architetto Renzo Piano a Lele Luzzati, tutti i modi in cui si può declinare Calvino. Morto da un quarto di secolo, ma non si direbbe. RIPRODUZIONE RISERVATA Luzzati-Calvino: le fiabe e le città Museo Luzzati, Porta Siberia sino al 13 marzo


Le fiabe hanno origini antichissime e narrano vicende di esseri umani e di esseri soprannaturali. Nelle fiabe compaiono orchi, streghe, maghi, fate, folletti, gnomi e altri personaggi fantastici. Narrate e tramandate oralmente, sono poi state trascritte in tutto il mondo e studiate. Molti scrittori usano gli elementi della fiaba per scrivere romanzi e novelle a carattere fantastico


È nell'Ottocento, quando si sviluppano gli studi sulle tradizioni popolari, che in tutta Europa si cominciano a raccogliere sistematicamente le fiabe. La raccolta più importante è certamente quella di due studiosi tedeschi, i fratelli Grimm: Fiabe per bambini e famiglie (1812-22), duecento fiabe raccolte e ristampate continuamente e poi diffuse nel mondo. Anche in questa raccolta tedesca troviamo fiabe indimenticabili: Biancaneve, Pollicino, Hansel e Gretel, I quattro musicanti di Brema.


Seguirono altre raccolte di vari paesi: fiabe norvegesi, russe, inglesi, irlandesi. In Danimarca, nella prima metà dell' Ottocento, Hans Christian Andersen raccolse, trascrisse e arricchì molte fiabe popolari, modificandole in gran parte con la sua fantasia.


In Italia, l'attenzione per le fiabe è ancora più antica. Già attorno al 1550 Gianfrancesco Straparola, nella sua opera Le piacevoli notti, aggiunse a novelle realistiche fiabe di origine popolare raccolte nel Veneto. La più grande raccolta italiana però fu quella di Giambattista Basile che, tra il 1634 e il 1636, scrisse Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de' peccerille, detta anche Il Pentamerone. L'opera raccoglieva ben cinquanta fiabe in dialetto napoletano.


Nell'Ottocento e nel primo Novecento molti studiosi di tradizioni popolari iniziarono a raccogliere fiabe nelle varie regioni italiane. Ci siamo trovati così a possedere un ricchissimo patrimonio di storie fantastiche provenienti dalla Toscana come dal Piemonte, dalla Sicilia come dalla Puglia. Queste fiabe erano però per lo più in dialetto. Nel 1954 lo scrittore Italo Calvino pubblicò una scelta di Fiabe italiane, trascritte in italiano dai dialetti di tutte le regioni. Finalmente anche l'Italia possedeva la sua raccolta di fiabe.


* mettere in contatto lo studente con un aspetto della cultura popolare tradizionale italiana--quella deile fiabe tradizionali--mediata dalla sensibilita e dall'arte di uno scrittore contemporaneo come Calvino. Le fiabe popolari raccolte da Calvino (1956) non sono state trascritte con criteri filologici. Calvino ha compiuto un lavoro di traduzione dal dialetti, di selezione e classificazione per tipi e, dove Io riteneva necessario, di modifica formale. Le fiabe comunque mantengono una rappresentazione di quello che Calvino chiama "lo spirito dei luoghi." Benche le fiabe non siano collegate strettamente a un luogo determinato, le fiabe raccolte da Calvino sono "italiane."


Così scriveva Italo Calvino nel 1956, come presentazione del libro Fiabe italiane, una raccolte di tutte le fiabe popolari italiane, una ricerca durata due anni, commissionatagli dalla casa editrice Einaudi.


Duecento fiabe, raccolte in tutta Italia, molte volte dal racconto di una vecchina, di una balia o di un pastore. Ascoltate e trascritte nei loro dialetti originali; Calvino dovette imparare tutti i dialetti italiani, leggersi intere biblioteche e cercare fra tante versioni della stessa storia, quella migliore. 041b061a72


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